Gabriele Coen

Jazz Meets the World

Rassegna stampa “Leonard Bernstein Tribute”

“Sapiente, sfaccettato, amorevole e riuscito omaggio…”

Claudio Sessa (Corriere della Sera)

 

“Il sassofonista romano si pone come elemento di raccordo e ponte tra tradizione e modernità, colto e popolare, in questo giovandosi di perizia strumentale e di un bel suono, carico di storicizzazioni assorbite in modo rispettoso e personale.”

Sandro Cerini (Musica Jazz)

 

“Alla testa di un quintetto collaudato (Alessandro Gwis, piano, Bernardino Penazzi, violoncello, Danilo Gallo, contrabbasso, e Zeno De Rossi, batteria), il clarinettista e sassofonista romano ci regala una cavalcata sonora nel mondo del maestro. Undici brani in equilibrio tra jazz, musica da camera e suggestioni folk: l’operazione del nostro musicista è originale, intelligente e piena di sorprese”

Ivo Franchi (Amadeus)

 

“In equilibrio fra strutture e improvvisazione, Gabriele Coen, Benny Penazzi (violoncello), Alessandro Gwis (piano e live electronics), Danilo Gallo (basso e contrabbasso) e Zeno de Rossi (batteria) firmano un riuscito disco di grande levatura e ispirazione.”

Luigi Onori (Il Manifesto)

 

“Il quintetto di Coen, in perfetto equilibrio tra creativa inventio e rispetto delle originali partiture, grazie anche a una strumentazione intelligentemente sospesa tra il jazz e la cosiddetta musica eurocolta, affronta alcune delle songs più note di West Side Story…una luminosa, personale rilettura.”

Marco Maiocco (Il Giornale della Musica)

 

“Gabriele Coen sa come smarcarsi all’interno di uno spesso scontato scenario jazz contemporaneo che ama mimetizzarsi sotto i veli di un’apparente originalità o modernità tout court. Aveva già dato prova in passato del suo savoir faire interpretativo nei tributi a Kurt Weill e a John Zorn e anche nel caso di Leonard Bernstein il sassofonista e clarinettista romano offre un ulteriore saggio di un’intelligenza artistica non comune.”

Claudio Bonomi (All About Jazz)

 

 

“Eccellente il quintetto riunito dal leader Gabriele Coen…i cinque riescono ad estrarre ogni goccia di succo melodico possibile e ogni sfumatura armonica…regalandoci un Bernstein tutto nuovo, luccicante, e un grandissimo disco di jazz contemporaneo ma non smemorato”.

Flavio Massarutto (Il Manifesto)

 

“Un gruppo che si muove all’unisono impegnato nel riprodurre in modo originale la musica di Bernstein, ben attento, però, a nulla perdere della pristina valenza. Di qui un’accurata scelta degli assolo, una tessitura armonica in cui perfettamente si inseriscono gli interventi di Penazzi al cello, una strepitosa sezione ritmica, una conduzione sicura e precisa da parte di Coen che al sax soprano e al clarinetto si fa apprezzare anche come solista.”

Gerlando Gatto (A proposito di Jazz)

 

“Tutti gli aspetti che compongono i brani sono studiati attentamente attraverso un’indagine inclusiva. E attraverso un’idea di elaborazione che, pur prevedendo spazi per l’improvvisazione, rimane saldamente impressa nella matrice, nell’aura bernsteiniana del racconto”

Daniele Cestellini (Blogfoolk)

 

“Jazz, classica, echi di cha cha del resto appropriati, si intersecano perfettamente e tutto scorre con equilibrio e leggerezza. C’è rispetto per le melodie originali e cura dei dettagli. Gli interventi personali sono intensi e luminosi. Bello l’inserimento del cello che ricorda lo storico quintetto di Chico Hamilton con Fred Katz.”

Angelo Leonardi (All About Jazz Italy)

 

“Disco felicemente screziato che non mancherà di soddisfare palati anche molto diversi”

Alberto Bazzurro (L’isola che non c’era)

 

“La collaudatissima e affiatatissima ritmica Gallo-De Rossi, il pianoforte e il live electronics di Gwis e il violoncello di Penazzi supportano al meglio i voli solistici dei fiati del leader, il cui suono è costantemente perfetto, mentre gli arrangiamenti di Andrea Avena garantiscono rispetto e aderenza alle composizioni, pur lasciando ai musicisti ampio spazio per esprimersi.”

Vincenzo Fugaldi (Jazzitalia)

 

 

“Questo progetto di Gabriele Coen, che va oltre la rilettura di West Side Story, mostra più di un tocco di originalità per la scelta dei musicisti, di estrazione così diversa, la strumentazione, tra classica e jazz e un attento equilibrio dell’improvvisazione nelle intelaiature compositive, che reggono la grande impalcatura della musica di Bernstein”

Stefano Zenni

 

“Il quintetto di Gabriele Coen con elegante disinvoltura e in perfetto equilibrio tra approccio jazz e verve classica, dimostra di aver fatto propria la poetica musicale di Bernstein e soprattutto di saperla riproporre con straordinaria originalità come già avvenuto con i precedenti lavori-omaggio a Kurt Weill e John Zorn.”

Amedeo Furfaro (Musica news e…)

 

“L’album appare come Suite moderna caratterizzata da una grande fluidità tra brano e brano: l’uno sembra scivolare nell’altro, segno di un’attenta riflessione sui pentagrammi e sulla capacità di dare una lettura completa a 360 gradi, jazzistici, naturalmente…”

Fabrizio Ciccarelli (Roma in Jazz)