PROPOSTE ARTISTICHE 2021-2022
ALCUNE PROPOSTE ARTISTICHE 2021-2022
1) GABRIELE COEN QUARTET “SEPHARDIC BEAT”
2) GABRIELE COEN QUINTET “LEONARD BERNSTEIN TRIBUTE”
3) GABRIELE COEN TRIO “SOPRANISSIMO”
4) GABRIELE COEN-FRANCESCO POETI DUO
5) GABRIELE COEN KLEZMER NIGHT TRIO
6) GABRIELE COEN QUARTET “FROM ODESSA TO NEW YORK”
7) GABRIELE COEN-RAFFAELA SINISCALCHI QUARTET ”HO VISTO NINA VOLARE” OMAGGIO A FABRIZIO DE ANDRE’
8) GABRIELE COEN QUINTET “SEPHIROT.Kabbalah in Music”
9) GABRIELE COEN QUINTET PLAYS KURT WEILL
10) GABRIELE COEN TRIO TANGO MEETS JAZZ
11) GABRIELE COEN QUARTET “JAZZ MEETS THE WORLD”
1) ) Gabriele Coen “Sephardic Beat”
La musica sefardita incontra il jazz
GABRIELE COEN
SAX TENORE E SOPRANO, CLARINETTO
ALESSANDRO GWIS
PIANOFORTE
ZIAD TRABELSI
UD, VOCE
MARIO RIVERA
BASSO ACUSTICO
ARNALDO VACCA
PERCUSSIONI
Il repertorio tradizionale sefardita viene riproposto nell’ottica della moderna improvvisazione jazzistica in un progetto davvero unico e originale. Il sound del gruppo viene inoltre arricchito dalla presenza dell’ud e della voce di Ziad Trabelsi, membro storico dell’Orchestra di Piazza Vittorio e fresco vincitore con tutta l’orchestra cv gabriele coendella 65esima edizione dei David di Donatello 2020 come Miglior Musicista per “Il Flauto Magico di Piazza Vittorio” di Mario Tronco e Gianfranco Cabiddu.
Sefarad è il nome con cui gli ebrei chiamavano la Spagna ed è da qui che incomincia il nostro viaggio. Gli insediamenti ebraici nella penisola iberica risalgono addirittura all’epoca romana e si protrassero fino alla fine del ‘500. Quattordici secoli in cui la cultura sefardita poté progredire a contatto prima con la cristianità e poi, a partire dal 700, anche con l’Islam. Otto secoli di incontro-scontro tra queste tre diverse culture testimoniano un periodo di grande interesse storico e naturalmente anche musicale. A partire dal 1492, anno della dolorosa cacciata delle comunità ebraiche spagnole ad opera dei re cattolici Ferdinando ed Isabella, la cultura sefardita si espanse in tutti i paesi del bacino del mediterraneo: Portogallo, Francia, Italia centro-settentrionale, Marocco, Algeria, Tunisia, Egitto e in tutto il resto dell’Impero Ottomano, in particolare Turchia, Grecia, Palestina, Siria, ma non mancarono importanti insediamenti anche in Yugoslavia, Paesi Bassi, Austria, Polonia ed Americhe. Da questo sintetico quadro risulta evidente come la musica sefardita si sia sempre confrontata con i repertori, gli strumenti e le prassi esecutive dei paesi che ospitavano comunità ebraiche, in un rapporto di fertile scambio. Le caratteristiche più peculiari della musica sefardita risalgono alla loro origine spagnola, medioevale e rinascimentale. Nella sua struttura melodica sono presenti tracce arcaiche, si conservano cadenze e forme in uso nella musica dei menestrelli dell’occidente cristiano. Si trovano inoltre nella musica sefardita alcuni dei più importanti parametri che caratterizzano i sistemi musicali islamici: scale, modi ornamenti, microintervalli, improvvisazioni guidate, stile interpretativo, basti pensare alle assonanze con la tradizione arabo andalusa.
E’ possibile associare al concerto una guida all’ascolto o anche un workshop.
2) Gabriele Coen Quintet “Leonard Bernstein Tribute”
Gabriele Coen, sax e clarinetto
Benny Penazzi, violoncello
Alessandro Gwis, pianoforte
Danilo Gallo, contrabbasso
Zeno de Rossi, batteria
Nel centenario della nascita di Leonard Bernstein, uno dei più grandi musicisti del Novecento, il nuovo quintetto di Gabriele Coen presenta, dopo i recenti omaggi a Kurt Weill e John Zorn, un originalissimo tributo al grande compositore, pianista, direttore d’orchestra e didatta americano. Dalle canzoni più note di West Side Story (1957), tra cui Maria, Tonight e Somewhere, fino alla produzione meno nota di ispirazione ebraica, Ilana the Dreamer, Yigdal e Chichester Psalms.Grazie anche agli arrangiamenti di Andrea Avena, Il rispetto e l’ammirazione per la musica di Leonard Bernstein si coniugano con il linguaggio dell’improvvisazione e del jazz in un incontro inedito che vuole far riscoprire l’attualità di queste immortali composizioni.
“West Side Story è il Fidelio americano, è Shakespeare riletto attraverso Tocqueville, è l’America alla spasmodica ricerca del sublime, è incrocio vertiginoso tra dramma e balletto, tra opera e teatro musicale, tra Broadway e le periferie di New York”(Gianni Morelenbaum Gualberto)
A gennaio 2020 è uscito il nuovo cd omonimo edito da Parco della Musica Records.
Il sassofonista, clarinettista e compositore romano, dopo due importanti dischi di ispirazione ebraica per la Tzadik, la prestigiosa etichetta discografica newyorchese fondata da John Zorn, si presenta alla testa di un quintetto d’eccezione.
Al pianoforte Alessandro Gwis, membro fondatore del gruppo “Aires Tango”, ha da anni un importante trio a suo nome e ha collaborato con Paolo Fresu, Antonello Salis, Ralph Towner, Cuong Vu, Jorge Pardo, Paul McCandless, Enrico Rava, Dulce Pontes, Maria Pia de Vito, Roberto Gatto.
Al violoncello Benny Penazzi, attivo sia nella libera improvvisazione jazzistica che nella musica classica e contemporanea, ha collaborato con A. Braxton, R. Fassi, E. Fioravanti, L. Jenkins, E. Rava, G. Schiaffini, R. Ottaviano, G. Mazzon, M. Schiano, M. Coen, D. Studer, J. Russel, R. Turner, P. Favre, T. Oxley. Dal 1987 è membro stabile dell’Orchestra Sinfonica dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, formazione con cui ha avuto modo più volte di essere diretto da Leonard Bernstein in persona.
Al contrabbasso Danilo Gallo, uno dei musicisti italiani più richiesti nei contesti più disparati, presente in molte formazioni di grande impatto al fianco di Giovanni Falzone, Francesco Bearzatti, Enrico Rava, Mauro Ottolini, Guano Padano.
Alla batteria Zeno De Rossi, uno dei musicisti più versatili del panorama musicale italiano, frequentatore assiduo della scena musicale newyorchese, collaboratore fisso di personaggi del calibro di Vinicio Capossela, Enrico Rava, Franco D’andrea, Francesco Bearzatti, Mauro Ottolini, Guano Padano.
3) GABRIELE COEN TRIO “SOPRANISSIMO”
GABRIELE COEN, SAX SOPRANO
FRANCESCO POETI, CHITARRA ELETTRICA
RICCARDO GOLA, CONTRABBASSO
Gabriele Coen rende omaggio al suo strumento d’elezione, il sax soprano, interpretando. Oltre ad alcuni originali, il repertorio dei suoi interpreti più prestigiosi…da Sidney Bechet (Petit fleur) a John Coltrane (My Favorite Things) e Wayne Shorter (Beauty and the Beast), passando per Steve Lacy (Reflections), Jan Garbarek (Country) e Paul McCandless degli Oregon (Hungry Heart).
4) GABRIELE COEN-FRANCESCO POETI DUO
Il mondo musicale ebraico: klezmer, canzone yiddish, musica sefardita e jewish jazz
Gabriele Coen sax soprano e clarinetto
Francesco Poeti chitarra
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Il klezmer, l’antica musica delle comunità ebraiche dell’Europa orientale, sta vivendo negli ultimi trenta anni, insieme a tutta la cultura yiddish, una nuova grande riscoperta in America e in Europa.
La musica klezmer (dall’ebraico kley e zemer, ossia strumento per il canto) si è nutrito, nel corso dei secoli, dei linguaggi e delle culture dei diversi paesi che ospitavano comunità ebraiche: le tradizioni musicali di Polonia, Romania, Russia e Ucraina rivivono in questa musica coniugate da una espressività e una religiosità tipicamente ebraiche. Musica profana, il klezmer è il prodotto di una società fortemente religiosa e trae la propria linfa vitale dai rumori della strada come dal canto della sinagoga. Nel corso del concerto verranno inoltre presentati brani della tradizione ebraico spagnola (sefardita) e alcuni temi ebraici entrati poi nel repertorio jazzistico (jewish jazz)
5) GABRIELE COEN “Klezmer Trio”
Dai Balcani al mar Baltico: musiche ebraiche della “zona di residenza”
- Gabriele Coen sax soprano e clarinetto
- Gianluca Casadei fisarmonica
- Marco Loddo contrabbasso
Un viaggio musicale da Odessa a Vilna, passando per la Moldavia, la Bukovina, la Galizia ma anche Kiev e Varsavia. Un’esplorazione Sonora attraverso la “Zona di residenza”, le sconfinate regioni dell’ Impero Russo lungo il suo confine occidentale, in cui gli ebrei avevano l’obbligo di risiedere in permanenza, e oltre la quale di solito la residenza era interdetta agli ebrei. Costituita nel 1791 e attiva fino al 1917, si stendeva fino alla frontiera russa con l’Impero Tedesco e l’Austria-Ungheria, includendo gran parte delle attuali Lituania, Bielorussia, Polonia, Bessarabia, Ucraina e parti della Russia Occidentale.
6) GABRIELE COEN QUARTET “FROM ODESSA TO NEW YORK”
VIAGGIO NELLA CULTURA MUSICALE EBRAICA TRA VECCHIO E NUOVO MONDO
GABRIELE COEN, SAX SOPRANO E CLARINETTO
ANTONELLO SORRENTINO, TROMBA
PIETRO LUSSU, PIANOFORTE
RICCARDO GOLA, CONTRABBASSO
Il nostro viaggio prende le mosse dalle sconfinate terre della Russia zarista di fine Ottocento: in un periodo compreso tra il 1880 e il 1924 circa un terzo della popolazione ebraica est europea (due milioni e mezzo di persone) fu costretta dai violenti moti antisemiti e dai continui pogrom a lasciare la propria terra e cercare fortuna nel Nuovo Mondo (di Goldene Medine in lingua yiddish) stabilendosi in modo massiccio nel Lower East Side di New York. Tra le fila degli emigranti non mancavano naturalmente molti musicisti e uomini di teatro che contribuiranno a far nascere una ricchissima cultura ebraico americana e a porre le basi della nascente industria editoriale, musicale e teatrale legata a Tin Pan Alley e a Broadway e successivamente al cinema di Hollywood.
E’ un percorso attraverso la musica dei primi esponenti della musica klezmer e della canzone yiddish: il clarinettista Naftule Brendwein nato in Polonia nel 1884, trasferitosi a New York nel 1908 dove viene proclamato “King of Jewish Music”, registrando decine di dischi di successo fino al 1941; l’altro grande clarinettista dell’età dell’oro della musica klezmer Dave Tarras, nato in Ucraina nel 1985, trasferitosi a New York nel 1921 e figura centrale della musica klezmer in America fino al revival degli anni Ottanta; Abraham Goldfaden (1840-1908), fondatore del teatro yiddish in Romania e successivamente grande divulgatore di questa tradizione anche a New York.
A partire dagli anni Venti moltissimi esponenti della cultura ebraica est-europea diventano centrali nella costituzione di una cultura musicale e teatrale americana: stiamo naturalmente parlando di Irving Berlin (nato in Bielorussia nel 1888, trasferitosi a New York nel 1893 dove rimarrà attivo fino ai primi anni Sessanta; George Gershwin (1898-1937) il padre fondatore del musical statunitense e personaggio centrale del nostro percorso; il clarinettista e bandleader Benny Goodman (1909-1986), the King of Swing.E ancora Cole Porter (1891-1964), non ebreo ma profondo conoscitore della tradizione yiddish; Jerome Kern (1885-1945) e Richard Rodgers (1902-1979), tutti padri fondatori della canzone americana.
7) SINISCALCHI-COEN-RIVERA-SALETTI “HO VISTO NINA VOLARE”
OMAGGIO A FABRIZIO DE ANDRE’
RAFFAELA SINISCALCHI voce
GABRIELE COEN clarinetto, sax soprano
STEFANO SALETTI, buzuki, oud, chitarra
MARIO RIVERA, basso acustico
Ho visto Nina volare è un progetto musicale che vuole rendere omaggio alla musica e alle parole di uno dei più grandi poeti del Novecento, Fabrizio De André.
Quattro musicisti provenienti da esperienze differenti e con percorsi artistici diversi, si incontrano condividendo il loro personale approccio alle canzoni di Faber, con il tacito accordo di rispettare la scrittura profonda ed ispirata di De André, ma esplorando sonorità che si muovono oltre la classica canzone d’autore, dipingendo le sue canzoni con i colori della musica world e jazz.
Un suono essenziale, acustico, costruito dagli strumenti a fiato di Gabriele Coen (sassofono soprano e clarinetto) dalle corde di Stefano Saletti (bouzouki, oud e chitarra acustica) e Mario Rivera (basso acustico a 6 e 4 corde), che costruiscono tessuti sonori a sostegno della voce di Raffaela Siniscalchi.
La scelta del repertorio copre quasi trent’anni di attività del cantautore genovese, dagli esordi di Bocca di rosa, Preghiera in gennaio, Amore che vieni amore che vai e La Canzone di Marinella, a tre brani tratti dal capolavoro Anime Salve del 1996 (Khorakhané, Ho visto Nina volare e Dolcenera); in mezzo un medley di quattro brani tratti da Non al denaro non all’amore né al cielo (1971), la splendida Canzone dell’amore perduto (1974), Volta la carta (1978) e la pietra miliare Crêuza de mä (1984).
Dal punto di vista musicale, la distanza temporale tra le varie composizioni sembra scomparire: le note etniche sottolineate dall’uso dell’oud (strumento principe della musica araba) in Dolcenera e Ho visto Nina volare, o del bouzouki, già usato diverse volte dallo stesso De Andrè durante la collaborazione con Mauro Pagani, le atmosfere klezmer del sassofono soprano di Un giudice o jazz del clarinetto di Crêuza de mä, si amalgamo con facilità alle riletture più “fedeli” agli originali, come ad esempio in Valzer per un amore o ne La canzone dell’amore perduto. A gennaio 2020 è finalmente uscito il cd omonimo edito dalla etichetta discografica Cni.
Una rilettura che vuole essere rispettosa e accorata, discreta e attenta; un tributo a colui che ha lasciato un segno indelebile nella storia della musica italiana.
8) GABRIELE COEN QUINTET
SEPHIROT, Kabbalah in Music
Gabriele Coen sax soprano, clarinetto,
Francesco Poeti chitarra elettrica
Pietro Lussu fender rhodes,
Marco Loddo basso elettrico
Luca Caponi batteria
Dopo le precedenti esperienze con i Klezroym e i due brillanti lavori con la Tzadik, l’etichetta newyorchese di John Zorn, il sassofonista, clarinettista e compositore romano approda questa volta al suo sesto disco da solista entrando nella prestigiosa scuderia del Parco della Musica Records “Sephirot” è il titolo del nuovo album, progetto è ispirato alla simbologia dell’albero della vita secondo la Kabbalah e la mistica ebraica, un viaggio dentro la struttura del mondo divino a livello mistico, ma anche un viaggio dentro gli stati d’animo dell’essere umano. Le sephirot sono infatti i dieci principi basilari che ritroviamo sia nel mondo divino che nella psicologia umana. Sono strutturate come un grande albero e sono collegate tra loro in modo magico attraverso ventidue canali, 22 come le lettere dell’alfabeto ebraico Questo mondo magico e metafisico ha dato ispirazione a dieci brani originali dalle forti sonorità elettriche che combinano l’energia e la passione del rock con la profondità e la raffinatezza del jazz. centrale nel progetto il suono del fender rhodes, il mitico piano elettrico che ha caratterizzato a partire dagli anni Sessanta molta storia del rock, ma anche del jazz L’ispirazione insomma è quella del jazz elettrico alla Miles Davis di “Bitches Brew” e “In a Silent Way”, per intederci, fino alle sonorità attuali dell’Electric Masada e di The Dreamers di John Zorn, formazioni chiave dell’incontro tra musica ebraica e jazz elettrico.
9) Gabriele Coen Quintet
Plays Kurt Weill
Gabriele Coen, sax e clarinetto
Benny Penazzi, violoncello
Alessandro Gwis, pianoforte
Danilo Gallo, contrabbasso
Zeno De Rossi, batteria
Un viaggio affascinante attraverso la musica e le passioni di Kurt Weill (1900-1950), il grande compositore tedesco, figlio del primo cantore della sinagoga di Dessau, uno dei maestri indiscussi del teatro musicale del Novecento, grazie alla sua collaborazione con Bertolt Brecht. Tra cabaret, jazz, tango, tradizione colta e musica ebraica, un affresco a tutto tondo dell’intellettuale tedesco. Oltre alle composizioni più famose tratte dalla celeberrima “Opera da tre soldi” e dalle successive collaborazioni con Brecht (“Happy End” e “Ascesa e caduta della città di Mahagonny”) il quintetto omaggia il repertorio di Weill del suo soggiorno francese (Marie Galante) e del suo esilio americano (Lost in the Stars), riportando alla luce pagine importanti di The Eternal Road (1937), la sua opera oratorio di ambientazione ebraica, terribilmente premonitrice di quello che sarebbe avvenuto di li a poco.
Il sassofonista, clarinettista e compositore romano, membro fisso della Tzadik, la prestigiosa etichetta discografica newyorchese fondata da John Zorn, si presenta alla testa di un quintetto d’eccezione.
Alla batteria Zeno De Rossi, uno dei musicisti più versatili del panorama musicale italiano, frequentatore assiduo della scena musicale newyorchese, collaboratore fisso di personaggi del calibro di Vinicio Capossela, Enrico Rava, Franco D’andrea, Francesco Bearzatti, Mauro Ottolini, Guano Padano.
Al contrabbasso Danilo Gallo, uno dei musicisti italiani più richiesti del momento, presente in molte formazioni di grande impatto al fianco di Giovanni Falzone, Francesco Bearzatti, Enrico Rava, Mauro Ottolini, Guano Padano.
Alla Fisarmonica e pianoforte Luca Venitucci, già componente di Ossatura, Zeitkratzer e Ardecore, nonché collaboratore di improvvisatori, compositori e strumentisti radicali quali Alvin Curran, Peter Kowald, Jack Wright, Phil Minton, Michael Renkel, Mike Cooper, Burkhard Beins, Phil Niblock.
Al violoncello Benny Penazzi, attivo sia nella libera improvvisazione jazzistica che nella musica classica e contemporanea, ha collaborato con A. Braxton, R. Fassi, E. Fioravanti, L. Jenkins, E. Rava, G. Schiaffini, R. Ottaviano, G. Mazzon, M. Schiano, M. Coen, D. Studer, J. Russel, R. Turner, P. Favre, T. Oxley. Dal 1987 è membro stabile dell’Orchestra Sinfonica dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma.
10) GABRIELE COEN TRIO
“TANGO MEETS JAZZ”
Gabriele Coen
sax soprano, clarinetto
Natalino Marchetti
fisarmonica
Marco Loddo
contrabbasso
Le somiglianze tra il jazz e il tango sono da sempre impressionanti. Entrambi i linguaggi sono creazioni del Nuovo Mondo che guarda indietro alle proprie origini europee ed africane come fonte di ispirazione. Entrambi rapidamente hanno adattato la loro eredità folcloristica sia ad esigenze commerciali che ad aspirazioni artistiche, Entrambi sono stati intimamente legato al ballo, ma hanno anche raggiunto grande successo come musica d’arte.
Nel nuovo trio di Gabriele Coen la tradizione del tango viene rivisitata secondo una moderna sensibilità jazzistica attraverso il suono caratteristico della fisarmonica, il clarinetto, il sassofono e un contrabbasso. Composizioni originali si alternano al Nuevo Tango di Astor Piazzolla, maestro indiscusso dell’incontro tra questi due generi, ma anche un tocco di tradizione portena da “El choclo” a “El dia que me quieras” di Carlos Gardel. Il progetto si completa in modo originale con l’esecuzione di un paio di brani che testimoniano il lungo sodalizio tra tango e musica ebraica: “Friling” scritto nel ghetto di Vilna nel 1943 su una melodia di tango da Shmerke Kaczerginski e “Clarinetango” reso celebre dal grande clarinettista argentino Giora Feidman, grande divulgatore della musica Klezmer.
11) GABRIELE COEN QUARTET “JAZZ MEETS THE WORLD”
Gabriele Coen sax tenore e soprano
Pietro Lussu piano
Marco Loddo contrabbasso
Luca Caponi batteria
La formazione più tipica del jazz contemporaneo
come volano di un viaggio musicale a 360 gradi: la grande
tradizione afroamericana, le nuove tendenze del jazz europeo, la musica ebraico-mediterranea, quella turca e quella balcanica, il tango argentine di Piazzolla. Audaci rivisitazioni di classici, ma soprattutto composizioni originali, sono l’ossatura del quintetto di Gabriele Coen, un progetto che interpreta le diverse derive musicali di quest’inizio millennio attraverso un linguaggio comune d’impianto jazzistico, ma aperto alle musiche altre. Il gruppo ha inciso due cd per l’etichetta CNI RAITRADE, “Duende” (2004) e “Alhambra”(2006).

